Digital transformation: le Pmi arrancano, ma i ricavi di chi investe volano - Buznet.it
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Digital transformation: le Pmi arrancano, ma i ricavi di chi investe volano

Digital transformation: le Pmi arrancano, ma i ricavi di chi investe volano

Fonte: http://www.repubblica.it

La trasformazione digitale ha tra i suoi pregi quello di racchiudere in un unico concetto passato, presente e futuro, cioè di far convivere tradizione e innovazione. Questo incrocio di generazioni economiche si riflette naturalmente sul fronte imprenditoriale, con le aziende “anziane” chiamate a reinventarsi e quelle “giovani” spinte a indicare nuove rotte. Non si tratta però di due pesi in perfetto equilibrio: in un contesto di forte evoluzione orientata al futuro è lecito chiedere alla nuova generazione un ruolo da protagonista. Ed è questo uno dei motivi che ha spinto il Digital Transformation Institute, think tank nato per studiare le dinamiche e le logiche della digital transformation nei suoi impatti economico-sociali, a dedicare un rapporto alla percezione che i giovani imprenditori italiani hanno dell’innovazione come leva di crescita.

Dalla ricerca, presentata in occasione dell’ultimo Forum Nazionale dei Giovani Imprenditori Confcommercio, emerge un quadro sbilanciato più verso la preoccupazione che verso le buone speranze, figlio di un ritardo che fa sentire il suo peso in termini di prospettiva. Di positivo c’è sicuramente la presa di coscienza diffusa circa la portata della trasformazione digitale, dimostrata dal fatto che gli imprenditori e gli esperti intervistati elenchino numerosi ambiti impattati dallo sviluppo tecnologico: concorrenza e mercato, infrastrutture, internalizzazione, modelli di business, organizzazione e processi, accesso al credito e sistemi di pagamento, normativa, politiche del lavoro e welfare, sostenibilità.

Le sfumature iniziano a tendere al grigio nel momento in cui si sposta il focus dell’analisi sulla digitalizzazione aziendale. Dall’autovalutazione effettuata dalle piccole e medie imprese intervistate dall’istituto, si scopre che il 59% delle Pmi si ritiene abbastanza tecnologica e che solo il 17,9% crede di aver raggiunto un livello molto alto di innovazione digitale. Non è uno scenario tragico, ma si può fare meglio.

Dal punto di vista geografico è il nord-est l’area del Paese che si sente davvero pronta ad affrontare le sfide digitali, mentre da un punto di vista settoriale c’è da segnalare la difficoltà del settore turistico con il 44% delle aziende che si dichiara poco o per niente tecnologico. Stupisce, o almeno dovrebbe stupire, che in generale quasi la metà delle imprese (47%) non abbia mai sentito parlare di criptovalute, quindi di Bitcoin e non solo, o di modelli di Factory as a Service, che rappresentano un paradigma portante del concetto di industria 4.0. Segno di una cultura digitale delle Pmi che ancora non riesce a raggiungere livelli importanti e di temi che, nonostante l’aumento dell’attenzione mediatica, restano spesso confinati agli addetti ai lavori.

“Uscendo dal circolo autoreferenziale di aziende, esperti e consulenti che parlano di innovazione ed entrando nel Paese reale, appare evidente un problema che non è solo di competenze, ma addirittura di conoscenza dei temi e di consapevolezza rispetto ad un intero contesto tecnologico – commenta Stefano Epifani, presidente del Digital Transformation Institute – In molte delle nostre aziende non mancano le competenze rispetto a temi che hanno individuato, ma manca del tutto la consapevolezza che esistano degli scenari di trasformazione ignorando i quali non solo si perdono opportunità, ma si corrono rischi”.

Il think thank pone dunque l’accento sulla differenza non secondaria tra assenza di consapevolezza e assenza di conoscenza, sottolineando il peso della seconda. E invita a non meravigliarsi se con queste premesse non ci sia una corsa forsennata agli investimenti. Il 39% delle imprese, rileva il rapporto, dichiara di aver effettuato investimenti in tecnologie digitali per meno di 5mila euro e il 28% ammette di non averne fatti per nulla. A dimostrarsi più propense agli investimenti in innovazione sono le realtà con un numero di addetti compreso tra 50 e 250 (il 45,5% ha investito tra i 5mila e i 50mila euro e l’8,1% una cifra superiore ai 50mila euro). E chi ha investito in tecnologia negli ultimi 5 lo ha fatto prevalentemente (87%) per adeguare le infrastrutture materiali/immateriali, mentre solo poco più della metà ha tentato di utilizzare le risorse investite per migliorare le politiche del lavoro e il welfare aziendale o per sviluppare nuovi modelli di business.

Eppure, sottolinea il Digital Transformation Institute, i frutti degli investimenti non sono invisibili. Il 62% delle imprese che hanno deciso di scommettere sul digitale ha infatti notato un miglioramento significativo nei ricavi, con aumenti che nel 12% dei casi risulta compreso tra il 25% ed il 40% dei ricavi e nel 20% compreso tra il 10% ed il 25% dei ricavi. Completano il panorama il 15% di Pmi che si è detto non in grado di valutare l’impatto sul fatturato e il 21% che non ha notato miglioramenti delle performance.

Servono dunque degli sforzi importanti per poter arrivare a parlare di una trasformazione digitale del sistema imprenditoriale. In questo contesto alcuni interventi da parte delle istituzioni potrebbero fare la differenza secondo gli imprenditori: dalla semplificazione della normativa esistente e dal miglioramento della burocrazia agli investimenti sulla banca larga, passando per la promozione della cultura dell’impresa e della legalità, finanziamenti o sgravi fiscali per le infrastrutture digitali e i progetti orientati all’innovazione, maggiori incentivi per le attività di formazione. Una lista che include tradizione e innovazione, problemi antichi e nuovi, nel pieno spirito della trasformazione digitale.

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